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Via del sale 2004

Raffaele Costa - Presidente della Provincia di Cuneo

Quest'anno la rassegna "Via del Sale" offre agli appassionati dell'arte contemporanea un itinerario nel cuore dell'Alta Langa, attraversando Alba, per giungere sino ad alcune località del Roero. L'iniziativa, nata da un progetto di Nico Orengo e Silvana Peira e promossa dall'Assessorato Provinciale alla Cultura, intende promuovere e valorizzare attraverso un percorso artistico i luoghi di una Langa pressoché sconosciuta, ma ricca di paesaggi incontaminati e di testimonianze storiche di grande rilievo. Un invito, dunque, a ripercorrere insieme le antiche strade che collegavano Liguria e Piemonte attraverso il commercio del sale, seguendo le orme creative di dieci artisti di fama nazionale ed internazionale che si sono fatti interpreti di questo territorio. Le opere sono esposte in suggestivi ambienti come torri e castelli, chiese medievali e barocche, cappelle e antiche pievi, disseminati nei Comuni di Montaldo Roero, Castagnito, Guarene, Alba, Cortemilia, Bergolo, Prunetto e Camerana. La rassegna, organizzata in collaborazione con la Regione Piemonte, la Provincia di Cuneo, l'Associazione Culturale "Il Fondaco" di Bra, il contributo della Comunità Montana Langa delle Valli, la Comunità Collinare del Roero, la Fondazione CRC e la Fondazione Ferrero, è un'idea originale per conciliare turismo e cultura, un binomio vincente, un percorso innovativo che consente di scoprire le radici culturali e sociali di un territorio ricco di storia e tradizioni.

Guarene (CN)


Castello
Nagasawa

Per diversi secoli, su questo splendido e strategico balcone che spazia su Langhe, Roero e Monferrato concludendo sopra Alba i rilievi fra Tanaro e Borbore, attorno ad un forte e ferrigno maniero notevolmente rafforzato nel 1528, la storia scrisse pagine di contese, di guerra, di assedi e di rivolte. Punto inconfondibile di un vasto orizzonte, il castello attira lo sguardo con la sua vasta mole settecentesca aperta a meridione sul vasto parco, dove il dirupo a levante sotto cui sorge l'abitato contrasta con i morbidi pendii di ponente, digradanti fra vigne e frutteti oltre le sorgenti del Borbore. Abbandonato definitivamente il vetusto castello di Vezza nel 1697, il conte Traiano Andrea Roero medita l'anno seguente di ampliare il vecchio fortilizio di Guarene (che sorgeva a sud-est dell'attuale), su progetto del mastro milanese Carlo Castello. L'operazione sarà invece attuata dal figlio Carlo Giacinto II – che si definiva "architetto dilettante" – sulla cui formazione era stata determinante l'influenza di Filippo Juvarra. Atterrata buona parte del vecchio edificio, ampliata con terrapieni la sommità del colle verso nord-est, "alle ore 20 e mezza d'Italia" (attuali ore 14,30) del 13 settembre 1726 venne posta la prima pietra del nuovo edificio, che Carlo Giacinto disegnò e seguì fin nei minimi dettagli. Cinque anni dopo la nuova struttura era ultimata, salvo all'angolo di sud-est, verso il giardino, dove ancora resisteva una parte del vecchio castello con una gran torre rotonda. Dalla fine del 1729, a ornare i vari ambienti si alternarono diversi artisti (Giacomo Rappa, Francesco Casoli, Guglielmo Lévera, Giuseppe Palladino, Scipione Cignaroli, Pietro Domenico Olivero, la 'Clementina', ecc.). Seguì un lungo intervallo, durante il quale le attenzioni del conte Carlo Giacinto furono rivolte anche alla ristrutturazione della chiesa della Madonna dei Boschi a Vezza, ma soprattutto a delineare e curare il bel giardino all'italiana che fa degnissima cornice al castello. Abbattuta la residua parte del vecchio castello, nel 1772 venne completato l'angolo di sud-est con la creazione del "nuovo appartamento" e, sei anni dopo, venne eretta l'adiacente cappella, dedicata a S. Teresa, su disegni dell'architetto Filippo Castelli di S. Damiano d'Asti. Estinti nel 1899 i Roero di Vezza e Guasrene, il complesso pervenne al casato dei Provana di Collegno.

Baldassarre Molino

Il fondaco Il fondaco

Castagnito (CN)


Cappella di San Bernardo
Claudio Salvagno

Alato del tratto più ripido e incassato di un antico percorso che collegava le valli del Tanaro e del Borbore si trova l'isolata chiesa di S. Bernardo, la cui prima costruzione sorse probabilmente nel XIII secolo, ad opera dell'abbazia di Breme in Lomellina, detentrice all'epoca di metà della signoria di Castagnito, del castello e delle locali chiese di S. Pietro, S. Quirico, S. Maurizio e S. Maria di Soarme, confermate all'abbazia nel 1152 da papa Eugenio III. L'intenzione dei monaci era stata probabilmente quella di fornire, tramite il santo di Menthon (cittadina sul lago di Annecy), un aiuto spirituale ai viandanti impegnati in un tratto di via erto, sprofondato in un terreno instabile e lontano dalle abitazioni, essendo all'epoca le case solo presenti nella "villa" e presso la chiesa di S.Pietro "della Serra". Una via che sul catasto del 1509 passava, come oggi, per il sottostante "Planum Crucis sive S. Bernardi", dove la croce è ora sostituita da un pilone. Due significative presenze religiose – la chiesa di S. Bernardo alla sommità dell'erta, la croce all'inizio della scorciatoia che portava alla valle del Tanaro sotto Magliano – a tutela di un percorso evidentemente abbastanza frequentato. Se non prima, almeno nel '600 la chiesa venne in parte riplasmata (con la ricostruzione, in particolare, dei pilastri del portico), in quanto giudicata pericolante soprattutto a motivo del suolo instabile dell'intero pendio, ben visibile anche oggi per gli assestamenti del manto stradale. Nel 1732, persistendo il pericolo di crollo, il consiglio comunale decise la «demolizione e redifficazione della chiesa di San Bernardo, minacciante la total rovina, in altro sito più proprio, commodo e sostenibile, ad effetto di poter in quella far cellebrare». L'edificio venne quindi ricostruito negli anni 1736-37 dai mastri Pietro Antonio Bosso e Giovanni Antonio Ferrero, ma a meno di un 'trabucco' di distanza dal precedente, il che non gli evitò, quale scontata conseguenza, di inclinarsi nuovamente, come palesemente si nota. Restaurata di recente, dopo aver subìto una serie di atti vandalici, la cappella rappresenta un raffinato esempio di architettura barocca popolare piemontese, a pianta centrale, con pronao.

Baldassarre Molino

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Montaldo Roero (CN)


La torre
Stefania Malferrari

a spianata della torre – raggiungibile tramite un pittoresco sentiero che passa a fianco dell'antico cimitero, un richiamo a quello carducciano di Bolgheri – ci porta indietro di un millennio, quando la parte sommitale a mezzogiorno (ora ridotta in superficie) ospitava un castello, sorto per iniziativa dei castellani "de Montaldo" onde controllare, in nome del vescovo d'Asti ma per interesse proprio, uno dei precari passaggi colleganti le colline alla pianura attraverso la contorta "fascia delle rocche". Ma quando, nel 1374, Guglielmo Roero acquistò la signoria di Montaldo il vecchio fortilizio non aveva più difese sufficienti, onde venne tosto eretta la rotonda, massiccia torre che oggi connota il paesaggio. Interamente costruita in mattoni, con un'altezza variabile (sorgendo sul primo digradare della sommità) da 28 a 33 metri, ha un diametro esterno di 8,65 metri e uno spessore murario di un metro e mezzo. L'interno, concepito anche per servire d'abitazione in tempi d'emergenza, si compone di sei vani sovrapposti d'uguale altezza. All'esterno, dal punto di vista ornamentale, si distingue la finestra di levante del terzo piano, formata da un arco a tutto sesto con cornice in cotto che un tempo racchiudeva probabilmente una bifora. Al disotto, una finestra attualmente quadrata ha probabilmente sostituito una monofora ornata. Verso sud-est, in corrispondenza del secondo e terzo piano fuori terra, si nota una decorazione geometrica ottenuta con mattoni invetriati disposti in sei rombi sovrapposti con croce terminale. Decorazioni simili si trovano in Asti, dove i Roero avevano torri e palazzi. Il vano seminterrato, un tempo accessibile soltanto mediante una botola posta al centro della volta, serviva di prigione, come in tante torri di Langa e Roero, mentre al primo piano fuori terra (rischiarato a levante da una finestra, in origine feritoia) si accedeva solo dal piano superiore. Il sistema d'accesso alla torre è ben leggibile dall'esterno nel muro a nord, dove un risalto a livello del piano superiore dava appoggio ad una scala rampante, normale alla parete. Da questo punto un tavolato mobile consentiva l'accesso all'interno tramite la porta ora murata, mentre una finestrella a lato consentiva di controllare l'esterno senza aprire la porta, la quale poteva fruire anche di una difesa piombante da un'apertura del piano superiore. Un muro ammorsato (come si vede dalle tracce) alla torre proteggeva l'accesso dal lato della strada che in passato raggiungeva il castello. Il terzo vano fuori terra presenta a sud una porta murata, destinata a comunicare con lo scomparso castello tramite un'aerea passerella. Dall'ultimo vano, un passaggio ricavato nello spessore del muro dà accesso alla sommità, posta a 420 metri sul livello del mare e dalla quale si apre uno straordinario panorama. Baldassarre Molino - Francesca Genti.

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Alba(CN)


Chiesa di San Domenico
Claudio Parmiggiani

Alba, dopo le devastanti incursioni dei Saraceni e nel momento in cui si erge a libero comune, concretizza il proprio assetto urbanistico in un modello tipicamente medievale, con costruzioni di torri e case- forti e con il sorgere di numerosi complessi monastici. La chiesa di San Domenico, con i Domenicani, è di questo periodo e s'impone come uno dei complessi più importanti, poco distante dalla cattedrale. Oggi, pienamente inserita nel centro storico, è diventato un punto d'incontro di grandi e prestigiosi avvenimenti artistici: musica, mostre, convegni. La chiesa nasce per un atto di donazione datato 22 novembre 1292 da parte di un facoltoso cittadino albese, Pietro de Braida. Lo stile del monumento è il gotico severo primitivo ad archi semiacuti; lo sviluppo dell'intera architettura a forma basilicale su tre navate di pressoché uguale altezza (circa 17 m) e la struttura stessa dell'abside semidecagonale, luminosa e slanciata, testimoniano nel nostro ambiente un passaggio dal Romanico al Gotico, tipico della seconda metà del 1200. Al centro della facciata, maestosa ed elegante, è posto il portale, ricavato con profonda strombatura a colonnini d'arenaria e mattoni a fasce alteme. Sopra l'architrave in pietra, nella lunetta, è dipinta la Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Caterina da Siena. All'interno, nella navata di sinistra, è collocato un gruppo marmoreo di Leonardo Bistolfi e, sulle pareti di fondo, verso l'altare maggiore, sono visibili affreschi del Trecento e Quattrocento. Nel lato destro dell'abside maggiore, il sepolcro di Saracena Novelli e una lunetta con un prezioso dipinto dell'artista d'origine umbra Giovanni Perosino datato 1517. Altri dipinti trecenteschi sono visibili nell'abside minore della navata di destra: la fenestrella ampullarum e la Madonna della Misericordia. La chiesa nel corso dei secoli ha subito pesanti interventi. Tipici sono quelli del XVII secolo quando il barocco si sovrappose agli antichi affreschi e furono aperte dieci cappelle nella mura laterali. Ma il degrado maggiore la chiesa lo subì in epoca napoleonica, quando l'edificio fu usato dalle truppe francesi come scuderia. I primi restauri furono tentati nel 1825, tuttavia il vero e proprio ripristino alle "origini" ebbe inizio solo negli anni Trenta. Grazie agli interventi intrapresi dalla Famija Albèisa a partire dal l975, la chiesa sta riprendendo a poco a poco l'antico splendore. Antonio Buccolo

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Cortemilia (CN)


Chiesa di Santa Maria della Pieve

Valerio Berruti

Defilata (dalla centrale Piazza Savona occorre attraversare l'Uzzone ed imboccare una stradina a sinistra), nascosta dalla sovrastante, splendida collina vitata e terrazzata di Monte Oliveto che quasi l' avvolge, proteggendola (ma che in un recente passato ha rischiato di travolgerla, franandovi contro) la bellissima chiesa di S. Maria della Pieve è una dei monumenti più significativi della valle Bormida. Documentata a partire da un diploma ottoniano del 998, nel sacro edifico di impianto romanico sono particolarmente significativi il campanile (databile al XII secolo) e la splendida abside (risalente al XIII secolo), finemente realizzata in arenaria locale, con sculture in alcuni casi, purtroppo, non più leggibili. Altrettanto suggestiva la facciata, caratterizzata da una splendida bifora; ma a colpire è soprattutto la tranquillità che permea la piazzetta antistante e che consente di apprezzare la chiesa in una quiete ormai rara. All'interno della Pieve è conservata una pregevole scultura, anch'essa in arenaria locale: raffigura la Madonna in trono, con alcuni Santi (tra i quali è riconoscibile solo San Giovanni Battista, a sinistra); nei due campanili posti ai lati della scultura sono invece raffigurati dei monaci, impegnati, pare, a suonare le campane. Nonostante un aspetto estremamente arcaico, la scultura viene fatta risalire al romanico maturo (al XII o al XIII secolo) ed è riconducibile alla parte sommitale dell' altare. E' stata probabilmente rimossa durante la ristrutturazione che, nel '600, ha profondamente modificato l'edificio. "Ritrovata" nei lavori di restauro del 1942, è stata nuovamente posizionata all'interno della chiesa. In questa chiesetta la tradizione orale vuole che abbia predicato S. Francesco d'Assisi, durante uno dei suoi viaggi, convincendo i Cortemiliesi dell'epoca ad erigere il convento e la ben più imponente chiesa dedicata al "Poverello d'Assisi". Ancora oggi l'abside della chiesa di San Francesco è ben visibile, proprio di fronte all'entrata della Pieve, sull'altra sponda del Bormida.
Gianfranco Carosso

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Prunetto (CN)


Castello degli Scarampi
Aldo Mondino - Jessica Carroll - Carlo Pasini

Prunetto lo si vede da lontano, arroccato com'è sulla cresta della collina che separa le valli del Bormida e dell'Uzzone. Ma quello che colpisce, anche a distanza, è il complesso creato dal castello e dalla chiesa della Madonna del Carmine, che spiccano isolati, sulla cresta più alta, stagliandosi contro il cielo. L'imponente edificio del Castello è costruito interamente in pietra di Langa. La torre quadrata d'angolo – la sua parte più antica – dovrebbe risalire al XII secolo, ad opera della famiglia dei Del Carretto, di cui troviamo lo stemma sul portale di ingresso. Oggetto di numerose integrazioni e di successive rimodulazioni, come testimoniano le molte aperture oggi non più utilizzate, ricevette gli ultimi interventi significativi nella torre cilindrica, posta sull'angolo della facciata, e nelle arcate dell'ingresso, risalenti al 1600. Secoli di incuria lo avevano ridotto quasi allo stato di rudere; nel 1999 si sono avuti i primi restauri e, con il passaggio di proprietà dai privati al comune di Prunetto, la definitiva apertura al pubblico. Sede di numerose manifestazioni temporanee, il castello attualmente ospita una raccolta di materiale etnografico e di ricordi della comunità, oltre che un museo dedicato al mulo, con l'esposizioni di attrezzi legati al passato utilizzo dell'animale da soma nelle truppe alpine. Costruito in posizione dominante, a controllare le vie di comunicazione da e per i porti liguri, il castello offre uno dei panorami più affascinanti dell' Alta Langa: oltre alle sottostanti valli si possono ammirare, nelle giornate limpide, l'intero arco alpino delle Alpi piemontesi ed i massicci del Gran Paradiso e del Monte Rosa.
Cristina Rebuffo

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Aldo Mondino - Jessica Carroll - Carlo Pasini

Camerana (CN)


La Torre
Mita Odello

Chi si trova a percorrere la Valle Bormida lungo l'ex statale 339 di 85 Cengio, entrando nel Comune di Camerana, tra Monesiglio e Saliceto, è felicemente sorpreso dalle forme che ne disegnano il territorio: la valle si allarga, circondata dalle colline che la cingono in un morbido abbraccio verde, ed assume quasi l'aspetto di una grande camera a cielo aperto dalle pareti degradanti. Probabilmente è proprio questo suo caratteristico aspetto che ha dato origine al toponimo Camera da cui forse trae origine il nome Camerana (un'altra ipotesi tende invece a farlo derivare dalla famiglia Camarius, proprietaria nel secolo XIII di numerosi fondi rustici). Camerana, quale dominio della chiesa di Savona, è nominata per la prima volta nel 976 in un diploma che cita l'esistenza di una piccola casa-forte (dalla quale successivamente avrà origine il castello) posta a difesa di una delle principali vie di comunicazione della riviera ligure con l'entroterra, la Via del sale appunto. Il borgo di Villa, con la Torre medievale e la Chiesa dell'Annunziata, rappresenta storicamente il capoluogo. Della Torre, restaurata e visitabile, sappiamo che appartenne in un primo tempo ai marchesi di Ceva e che il 21 ottobre 1268 pervenne in feudo a Corrado Del Carretto. A questi si deve anche la costruzione della Chiesetta di Santa Caterina, che sorge in un punto panoramico eccezionale dal quale, in un'occhiata, la valle appare da Monesiglio a Millesimo. I Del Carretto persero il luogo durante la dominazione angioina, ma ne tornarono in possesso nel 1458 e sostituirono la casa-forte con un castello. La nuova costruzione fu ceduta nel 1468 al marchese Ludovico II di Saluzzo, successivamente pervenne al Marchese del Monferrato e subì notevoli danni nel sec. XVI nel corso delle numerose vicende belliche fra truppe francesi e imperiali. Il conte Barelli di Incisa la riparò e la trasformò in una dimora signorile bella e di caratteristico aspetto: lo testimoniano le stampe e le fotografie pervenute fino agli anni '40 del Novecento, quando il complesso fu smantellato risparmiando soltanto l'imponente torre che vediamo tuttora.A pochi passi della Torre sorge la Chiesa dell'Annunziata, in stile barocco, eretta nel 1759 su disegno dell'Architetto monregalese Francesco Gallo, con una bella facciata in cotto ed interno ad una sola navata affrescato dal Vinai. A Contrada, l'altro nucleo storico di Camerana, sorgono una di fronte all'altra le due chiese dedicate al Patrono del luogo, Sant'Antonio: la più antica, del XVI secolo, con la sua facciata dalle linee sinuose, il suo bel campanile recentemente restaurato e il suo interno asimmetrico, è un vero gioiellino. Lungo le numerose stradine comunali che raggiungono le varie borgate, numerose cappelle e piloni votivi, ben tenuti e curati dagli abitanti, testimoniano la fede, la devozione e il lavoro dei Cameranesi nel tempo.
Cristina Rebuffo


Il fondaco Il fondaco

Mita Odello




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