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Via del sale 2003

CHI SEMINA SALE RACCOGLIE COLORI

A Prunetto, dalle finestre del Castello esce la voce di nostalgia gioiosa di Ella Fitzgerald con Lost in meditation, sostenuta dall'orchestra di Duke Ellington, mentre su diapositiva, in una stanza con vecchi armadi e letto a barca, Cesare Viel sdraiato su una balla di fieno, racconta di infanzie lontane avvolte in profumi e odori di campagna. Tutta questa seconda edizione della Via del Sale, dopo quella dell'anno scorso, dedicata all'artista italo-francese Gaudaire-Thor, ha suoni e richiami di un universo di terra e d'acqua, di passi faticati e lavoro fra pianura e collina. Le installazioni e le opere che Gabriella Benedini, Luisella Carretta, Marco Gastini, Ugo Giletta, Luigi Mainolfi, Graziano Pompili, Luigi Stoisa, Cesare Viel, Gilberto Zorio, hanno disseminato fra Saliceto, Camerana, Prunetto, Bergolo, Cortemilia, Bossolasco, Murazzano, hanno un forte impatto simbolico, un'aura di simbologia antica, ma anche la consapevolezza di appoggiarsi su una terra dall'equilibrio delicato, in bilico fra la conservazione di un paesaggio che sta nella memoria del tempo e l'urgenza inevitabile di una sua trasformazione. Terra di frumento, noccioleti, vigneti, piccole fabbriche del fondovalle, che sale dal mare, che incrocia oleandro, palma, castagno, che scivola dalla Liguria e s'inerpica verso l'Alta Langa, fatta di paesi appartati e chiusi che portano ancora le stigmate di certi racconti di Beppe Fenoglio, è terra di grande aspra bellezza, sottolineata dalle pietre dei suoi Forti, Castelli, Chiese, Torri, ma anche da una gentilezza di orizzonte che si apre sopra grandi boschi e colline e greti di Bormida. Bellezza di terra da sottolineare, con il rispetto e l'attenzione critica che, solo, un gesto artistico, leggero ma intenso, come una piuma, una foglia, la viri'lola di un segno, può dare. Così, la grande bandiera con l'insegna ironica di grandi, nere cozzemarine di Luigi Mainolfi, sulla Torre di Camerana, suggerisce un addio al mare di Liguria e offre alla sua piccola capra di fil di ferro il testimone di un passaggio di confine, insieme a quel richiamo alla sacralità e vitalità del sale, per animali e uomini. Sentieri per uomini e bestie, passi sotto il cielo d'azzurro mattutino o cobalto notturno: tempi di solitudine e paure, di interrogativi che Ugo Giletta riflette in un video, a Saliceto, dove nell'ampio salone di casa Del Carretto, inondato dalla musica dei Kash, con "neige de mer", due "viandanti dell'io e dell'esistenza", come in un gioco di ping-pong, si pongono l'eterne domande sul significato della vita. Ancora suoni salendo verso le morbide colline della verde Murazzano, dove in un vecchio Mulino, Marco Gastini, ha "colato" le sue lose grigie e i suoi vetri blu, in una cascata di vibrazioni raccolte dal respiro dell'aria e del vento. Mentre Luisella Carretta ha lasciato cadere, dalla Torre al centro del paese, lunghe strisce di garza, stendardi di un frammento di cielo e nuvole che tagliano i tetti in orizzontale ma anche si piegano in onde a richiamo di un mare che è lontano ma si intuisce a rimbalzo di cielo. Nel borgo di Contrada, sul fondovalle di Camerana, in quel piccolo gioiello che è la chiesa di Sant'Antonio, Gabriella Benedini ha lasciato una delle sue "imbarcazioni" verticali, un'arpa, a indicare un senso di viaggio fisico e religioso, una lenta risalita dal buio della conoscenza, il suo lento disvelamento, sottolineato dalle garze color dell'opaco, color del sale. Cuore di questa seconda edizione della Via del Sale è il Castello degli Scarampi a Prunetto, spartiacque fra le valli Bormida e Uzzone, fortificazione imponente, severa, dove Marco Gastini, su uno dei muri esterni ha impresso, guardando al cielo una sua Orsa in vetro e ferro, una "calamita" alle stelle che ogni notte s'affacciano sull'Alta Langa, specchiandone la loro luminosità, il loro lento incedere nella volta notturna. Mentre all'interno, fra cortili, stanze, solai, tutti gli artisti hanno lasciato le loro opere, dagli otri sonori di Pompili, ai volti di Giletta, nati dal respiro dell'umidità dei muri, alle garze pigmentate della Carretta, al frammento di barca della Benedini diventata arpa, alla canoa di Gilberto Zorio, naviglio in pena, ansimante, in cerca di una rotta, di un cammino, alla luna nel secchio di Luigi Stoisa, un lavoro d'olio, catrame, zinco e tela, che esprime nella sua povertà e durezza una luce di intensa poesia. Salendo a Bergolo, paese di severa pietra arenaria, nella piccola cappella romanica di San Sebastiano, ancora un lavoro di Cesare Viel, dedicato a Emily Dickinson, fogli di "mortuary poetry", che si muovono come foglie in caduta, omaggio alle vittime americane dell' 11 settembre, vite cristallizzate. Via del sale, Via Crucis. Così l'ha fermata nella sua immaginazione Graziano Pompili nella commovente Pieve di Santa Maria a Cortemilia. Formelle di dolore contro le pareti in arenaria austera, poco., deciso colore di sangue e sofferenza a ricordare la strada più crudele e pietosa mai compiuta da passo umano. Quando, con Silvana Peira, si è pensato a questa seconda edizione offrendo a più artisti uno dei tanti luoghi di questa severa, appartata, Alta Langa, terra di una bellezza anche aspra, divisa fra una luminosità che può ferire e un "ubagu", come l'avrebbe definita Calvino, una "ombrosità", si potrebbe tradurre, ci eravamo posti il problema se la parola "sale" doveva essere presa alla lettera, se si doveva "costringere" gli artisti a lavorare con quell'unico materiale o se era consentito il traslato su altri materiali che ne richiamassero il colore, la consistenza. O invece lasciare che la metafora della "via del sale" avesse confini più ampi. Parlando con loro fu chiaro che il significato per alcuni era letterale e per altri mediato, al di là del tipo di linguaggio correntemente usato. Per alcuni lo scarto era un obbligo, un sentire immediato, un liberarsi dalla costrizione richiesta, per altri invece la costrizione era una sfida alla propria immaginazione. Così va il fantasticare su un tema: starei dentro o richiamarlo da un altro punto di vista. Luigi Stoisa ebbe una idea "elementare", di quelle ricche e immaginose che solo l'immaginare primario, letterale, possono offrire. Ci chiese un camion di sale. Avrebbe tracciato una "sua" via del sale lungo la strada di Bossolasco. Il paese di Menzio, Paulucci, Chessa era l'ultimo delle nostre tappe e dunque quella nuova, effimera, via del sale poteva concludere e riaprire questo secondo appuntamento fra luoghi d'Alta Langa e l'arte contemporanea. Un disguido, una di quelle difficoltà che quotidianamente possono accadere ad ognuno di noi, ha impedito a Stoisa di essere in tempo a Bossolasco per "seminare" la sua strada di sale. Ho accennato più volte alla musica come componente forte nelle opere di questi artisti, usata in maniera diretta, integrante dell'opera, o come elemento che viene ad accompagnare il loro movimento, a sostenerne e integrarnela forma. . A Bossolasco, sulla piazza della chiesa, e in assenza di Stoisa, si è verificata una sorta di jazz-session figurativa. C'era il sale, c'erano Benedini, Carretta, Gastini, Giletta, Pompili, Viel, Zorio. C'erano sette artisti e sei piatti di sale. Zorio ha individuato sul sagrato della chiesa una stella a cinque punte, una di quelle stelle che da sempre ricorrono nei suoi lavori. Ha cominciato a coprirla con il sale, mentre gli altri artisti prendevano, sul terreno, altre strade di cometa e fiori, di sentieri e ideogrammi: sette mani che disegnavano una grande mappa, una geografia di mare e di terra, scavallamento di terra. Un gesto, generoso, amicale, compiuto collettivamente che restituiva a quell'idea di Via del Sale il significato suo, profondo, di rito e attraversa mento antico. Niko Orengo.

Bergolo (CN)


Chiesa S. Sebastiano
Cesare Viel

Le stelle di San Lorenzo. Il lavoro presentato a Saliceto è attraversato da un legame tra scien- za, tempo e geografia che percorre tutte le opere. Partendo da San Lorenzo (a Saliceto gli è dedicata una chiesa e la notte delle stelle cadenti è festa del paese) l'approdo giunge alle costellazioni, viste come mappa di un itinerario fisico e spirituale. Itinerario fisico perché il disegno stellare è fin dall'antichità bussola notturna dei viaggiatori, che rincorrendo i movimenti celesti hanno con- dotto le loro imbarcazioni e orientato i trasferimenti, prediligendo gli spostamenti nelle ore notturne proprio per essere illuminati dalla mappa delle costellazioni. Quello del viaggio è un tema principe nel percorso creativo di Gaudaire -Thor, che oltre ad aver ricevuto dalle peregrinazioni impulsi forti e significativi, ha molto dialogato con la figura del viaggiatore: a Saliceto si possono osservare alcune opere della fine degli anni Ottanta, quando l'artista ha sviluppato il ciclo di lavoro su Cristoforo Colombo, ma si tratta di un argomento continua- mente elaborato, fino allo "sguardo impossibile" del 2001. La via del sale è terra di cammino e di scambio, su cui il profumo del mare arriva con una brezza e si ferma nelle strade con i carri degli acciugai, dove la notte che guida la navigazione è la stessa che illu- mina i sentieri del contrabbando di sale per arrivare alla montagna. Le opere del Castello esprimono quest'universo di terra mare e cielo, ricompongono la sua varietà nell'assembramento di carte e colori, di immagini animali e segni di scrittura, di elementi vegetali e presenze umane. I percorsi si intrecciano, nomi e lingue si mescolano, culture diverse si avvicendano e depositano il loro sapere una sull'altra. Jean Gaudaire -Thor le ritrova, le raccoglie e le ricompone, come in un mosaico. Le stelle indicano anche la mappa di un itinerario spirituale. Nella cosmografia infatti l'uomo non disegna solamente i riferimenti dell'o- rientamento territoriale, ma trova anche una corrispondenza con i ritratti delle entità sacre. Accanto ad un metodo di conquista dello spa- zio fisico si definisce un desiderio di acquisizione dello spazio religio- so, e le costellazioni ne divengono immagini tangibili. L'ordinamento celeste riflette un itinerario spirituale, il viaggio travalica i confini del tempo e unisce il mondo terreno alla dimensione del divino. Le traiet- torie stellari acquistano un valore simbolico, intessono trame silenzio- se che diventano una radiografia dell'interiorità umana. Sara Abram

Il fondaco

Camerana (CN)


Torre di medioevale
Luigi Mainolfi

Il fondaco Il fondaco

Camerana Contrada (CN)


Chiesa di S. Antonio
Gabriella Benedini

Il fondaco

Murazzano (CN)


Torre di Murazzano
Luisella Carretta

Il fondaco

Mulino a vento
Marco Gastini

Il fondaco

Prunetto (CN)


Castello di Prunetto
Gilberto Zorio

Il fondaco

Graziano Pompili

Il fondaco

Luigi Stoisa

Il fondaco

Marco Gastini

Il fondaco

Saliceto (Cn)


Castello di Saliceto

Il fondaco

Ugo Giletta


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